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L'Arte Vista da... -
Federica Mariani
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Le Marche da sempre sono ritenute una regione piccola e alquanto dormiente nei confronti dell’arte contemporanea: “Eppur si muove” in provincia, specie in alcune piccole città, nei paesini più inaspettati sta nascendo una sorta di humus fertile che sta facendo crescere solide realtà che danno già buoni frutti. Ecco perché ormai, è inevitabile parlare di queste realtà marchigiane che si stanno facendo conoscere nel panorama artistico nazionale ed internazionale: attraverso una serie di “ricognizioni artistiche”, saranno raccontate queste nuove esperienze contemporanee fatte di giovani artisti e curatori, di associazioni culturali e gallerie che nonostante la crisi economica stanno andando avanti e difendono le loro coerenti proposte artistiche.
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Federica Mariani
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Le Marche sembrano una realtà quasi statica, dormiente a livello artistico ma è solo apparenza. Basta scavare un po’ e girare qua e là, come sto facendo già da anni e ci si imbatte in realtà vive e si scopre un fuoco, oserei dire underground, che arde e si espandende sempre più velocemente.
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L'Arte Vista da... -
Federica Mariani
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17 non è un numero che porta sfortuna a giudicare dal boom di visitatori che ha preso parte a questa intensa edizione d' Artissima, all'insegna proprio del superlativo: tantissima partecipazione, grandissima pubblicizzazione, nuovissima sede. L' Oval, padiglione realizzato in occasione dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006, ha dimostrato ancora una volta di essere uno spazio azzeccato per ospitare fiere e convegni internazionali, ben 20mila metri quadri dove gli espositori possono godere di ampi spazi quasi futuristici. Ma quello che più ha sorpreso ad Artissima sono i segnali di ripresa e di rinnovato ottimismo del mercato dell'arte, come ricordato dal direttore Francesco Manacorda. Pare addirittura che non ci siano state particolari lamentale da parte degli espositori per le mancate vendite, anzi questo segnale positivo fa ben sperare per una vivificazione del mercato dell'arte in Italia che sta soffrendo molto da circa due anni e mezzo e le fiere sono state le prime a suonare il campanello d'allarme. Ma se da un lato c'è stato un aumento delle vendite, dall'altro si riscontra un certo cambiamento nell'atteggiamento dei collezionisti, infatti c'è una propensione al trattare anche sui piccoli prezzi, segno inconfondibile che non siamo fuori dalla crisi, ma la stiamo navigando. che si approcciano al mercato dell'arte con fare guardingo, che contrattano e poi con immensa gioia del gallerista comprano almeno un piccolo pezzo, certo è che ci si deve accontentare per il momento, ma è già qualcosa.
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Ottobre a Parigi è sinonimo di indigestione d’arte che una volta all’anno si può fare ben volentieri!Fervono quindi i preparativi nella capitale francese per i più importanti appuntamenti del mercato dell’arte internazionale. Nella capitale francese questa settimana inaugurerà la FIAC (una delle più importanti fiere d’arte contemporanea), a seguire le cosiddette foires off: Slick, Show Off e Cutlog. La FIAC è ormai una consuetudine consolidata negli anni per le grandi gallerie di tutto il mondo, ma Slick si è difesa bene in questi anni e sta vivendo dalla terza edizione un’ascesa esemplare.
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La carne, il prosciutto e il cioccolato sono sostanze caratteristiche della nostra alimentazione, ma possono anche diventare elementi fondamentali per comprendere in chiave “mitica” la nostra epoca. Gayle Chong Kwan, artista di origine cinese, scozzese e mauriziana, analizza attraverso le sue opere vasti temi come l’importanza del cibo, a livello globale e personale, il commercio e il turismo. La sua creazione artistica è specificatamente legata al contesto, ai sensi e alla memoria, intesa anche come storia. L’artista utilizza vari medium espressivi come la fotografia, il video e la performance. Le sue opere conducono lo spettatore in un viaggio attraverso paesi e civiltà, inducono ad esplorare il rapporto tra cibo e cultura, facendo scaturire riflessioni profonde su tutto ciò che proviene “dalla Terra”. Gayle Chong Kwan crea nuovi paesaggi mitici a partire da materiali come la plastica e i rifiuti alimentari, che si ritrovano in “Babel” una delle sue fotografie più famose della serie intitolata “Cockaigne”, un’immensa torre di babele composta da carne cotta e prosciutto crudo essiccati. Il paesaggio, costituito di solo cibo, diventa quindi una metafora, una sorta di satira rivolta ai consumatori d'arte, del buon cibo, e della cultura in generale che possono “mangiare (e digerire)” interi mondi o crearne di nuovi, mitologici e fantastici. Gayle Chong Kwan è oggi una delle più importanti giovani artiste del Regno Unito, nel 2004/05 ha conseguito l’Individual Artist Award, nel 2005 l’Arts Council England International Fellow, e più recentemente ha vinto nel 2008/9 il Vauxhall Collective Award for Photography ed è stata nominata per il premio d’arte contemporanea 5x5 Castelló 09. Attualmente vive a Londra, ma espone le sue opere in tutto il mondo soprattutto nel Regno Unito, in Francia e in Italia. Ho avuto il piacere di lavorare con Chong Kwan a Parigi allestendo insieme a lei la sua mostra personale alla Galleria KernotArt, dove ha presentato il progetto del “Grand Tour”, frutto di due anni di lavoro. Benvenuti quindi nel favoloso, profondo e fantastico universo sensoriale di Gayle Chong Kwan. Oggi lascio parlare quest'artista attraverso una serie di domande per scandagliare in profondità la sua poetica artistica.
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Il mondo di Gayle
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Federica Mariani
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L’arte contemporanea dilaga in città, basta fare un giro ad Ancona e subito ci si accorge qua e la di qualche intervento artistico fuori dal comune. Chi non ha mai sentito parlare del Pop Up festival pensa che siano i soliti “graffitari” di turno che si sono messi in testa di fare le cose in grande e invece no, il progetto che sta dietro è ben organizzato e vincente. Il Pop Up è uno dei festival di Urban Art più importanti in Italia e qui qualcuno dirà: Urban Art?
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Negli ultimi due decenni i curatori d’arte contemporanea si sono moltiplicati: un aumento esponenziale parallelo all’incremento delle iniziative e dei centri d’arte che si è verificato in tutta Europa. La Francia si è accorta da tempo che questa professione ha subìto una trasformazione dal 2000 ai giorni nostri, tanto che la C-E-A (associazione nazionale dei curatori francesi) diretta da Keren Detton, creata nell’ottobre 2007 ha condotto un’inchiesta sociologica per analizzare il fenomeno, in quanto il curatore di mostre è una figura complessa e relativamente nuova nel sistema dell’arte, talvolta dai contorni non del tutto definiti.
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