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Le chiese di Piobbico sono una testimonianza non solo della religiosità del territorio ma anche della storia e dell’arte che nel territorio si sono sviluppate nel corso del tempo. C'è il Santuario di S. Maria in Val d'Abisso, poi la Chiesa di S. Stefano, poi le chiese di S. Antonio e San Pietro.
Santuario di S. Maria in Val d’Abisso
È il più antico edificio di culto del territorio piobbichese e risale almeno all’XI secolo: sorge proprio ai piedi del Nerone, ove secondo la tradizione sarebbe stata rinvenuta l’immagine della Madonna conservata al suo interno. L’impianto attuale, riferibile ai secoli XV e XVI, ospita una pala di Raffaellin del Colle e tele di scuola baroccesca, oltre ad affreschi di scuola umbromarchigiana. L’interno del Santuario è ad unica navata in stile romanico con il soffitto a capriate. Nell’abside a costoni si ammira un crocifisso di maiolica, a sinistra dell’altare maggiore è collocato un affresco cinquecentesco raffigurante la Vergine con il Bambino. Via Santa Maria in Val d’Abisso
Chiesa di S. Stefano
Reca il titolo di un’antica chiesa, già esistente nel XIII secolo, situata in località Finocchieto. L’attuale rifacimento neoclassico, risale alla fine del XVIII secolo, ma conserva opere pregevoli provenienti dall’antica sede. Celebri le tavole del Riposo della Sacra Famiglia durante la Fuga in Egitto, opera di F. Barocci e la serie di statue di profeti e personaggi biblici, attribuiti allo scultore F. Brandani. Via Dante Alighieri All’interno della Chiesa è visitabile il “Riposo della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto”. Questa tela è una delle opere più raffinate dipinte da Federico Fiori detto il Barocci da Urbino (1535-1612); misura cm 190x125 ed è la più grande delle tre versioni che il Barocci dipinse con lo stesso soggetto, di cui una conservata nella Pinacoteca Vaticana. Dipinta a “guazzo”, cioè una mescolanza di olio e di tempera, utilizzando quest’ultima soprattutto nel paesaggio, nel cielo e nel manto della Madonna; ne consegue una trasparenza, una luminosità dei colori ed una levità del paesaggio che non è possibile riscontrare nel dipinto ad olio della Pinacoteca Vaticana.
Chiesa di Sant’Antonio
Nata a concepimento di un voto del conte Antonio Brancaleoni alla fine del XIV secolo, la chiesa domina il mercatale, risultato dall’ampliamento dell’antico borgo a ridosso del fiume Candigliano. Chiesa di San Pietro al Borghetto Sede della Compagnia del S.S. Sacramento fondata nel 1562, l’edificio è documentato sin dal 1348. Era la chiesa dell’antico borgo medievale, ma fu ristrutturata nel XVII secolo, come attesta ancora l’iscrizione in una pietra angolare datata 1649.
Chiesa di San Pietro
La chiesa di S. Pietro, con la sua piazzetta, è collocata sulla sommità del Borgo, ai piedi del Castello, cuore dell’antico villaggio. La sua origine risale almeno al XIV secolo, in considerazione del fatto che Paolino, figlio di Pazzo Brancaleoni, nel suo testamento del 17 agosto 1345 faceva un lascito “...alla chiesa di S. Pietro nel Borghetto”, allora di proprietà dei Brancaleoni. Nel 1562 Lucrezia Ubaldini, vedova del conte Federico II (secondo ramo della famiglia Brancaleoni), donava la chiesa alla Confraternita del “Corpo di Cristo”, detta poi del “Santissimo Sacramento”. Nel 1649 il conte Antonio III Brancaleoni iniziò i lavori di ristrutturazione dell’ antica chiesa (come si legge nella pietra angolare a destra della porta est del Borgo), e venne ultimata nel 1773, grazie ad un lascito della contessa Anna Giulia Brancaleoni (1732-1763). L’elegante portale cinquecentesco è quello della chiesa precedente. La pala dell’altare maggiore raffigurante “La consegna delle chiavi a San Pietro”, attribuibile al durantino G. Picchi, proviene dalla vecchia chiesa di S. Stefano, così pure le due statue ai lati del presbiterio, S. Crescentino e S. Rocco attribuite alla scuola del Brandani. Nell’altare di destra, dedicato alla Madonna di Loreto, vi è un quadro in cui figura la Vergine Lauretana con i Santi Bartolomeo ed Emidio, eseguito da Carlo Paolucci di Urbino nel 1778 su commissione di don Ulderico Brancaleoni Matterozzi. L’altare di sinistra è dedicato invece al “Crocifisso”, la cui immagine è racchiusa in una nicchia coperta anteriormente da una tela scorrevole sulla quale sono dipinti S. Francesco d’Assisi e S. Antonio da Padova. Nella parete di sinistra rispetto all’entrata è sistemato un dipinto, opera dell’artista durantino Raimondo Rossi, nel quale sono raffigurati i fratelli Palazzini, Mons. Giuseppe (1910-1981), Prelato uditore della Sacra Rota e Sua Em. il Cardinale Pietro, i luoghi a loro più cari ed i Pontefici sotto cui hanno servito la Chiesa.